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Casa e Lavoro

 

Il progetto si pone l’obiettivo di affrontare in modo funzionale il grave problema del “dopo di noi”

basandosi su alcune premesse ritenute fondamentali e alcune opportunità da cogliere e razionalizzare.

 

Premesse:

1.      Il dopo di noi non può essere risolto costruendo sistemi chiusi perché non si affronta il problema fondamentale dell’autonomia e della socializzazione, problemi centrali per qualsiasi soggetto in difficoltà

2.      Le strutture chiuse rischiano di diventare ghetti dove il soggetto coinvolto stenta a trovare motivazioni e stimoli

3.      Il disaggio di per sé ha bisogno di spazi aperti e di socializzazione con soggetti diversi

4.      Il problema fondamentale è l’integrazione in un contesto stimolante e percepito come proprio

5.      La metodologia che consideriamo migliore per raggiungere questi obiettivi è l’inserimento in un contesto che sviluppa lavoro, che costruisce il proprio quotidiano

Opportunità:

1.      Il sistema delle cooperative sociali e delle associazioni e fondazioni che a vario titolo si occupano di queste problematiche costituiscono un patrimonio unico e vitale. Molti progetti attivi già perseguono queste strade e possono rappresentare un sostegno fondamentale al progetto.

Quindi non si parte da zero e esistono tutte le competenze necessarie per raggiungere i risultati attesi.

2.      La disponibilità di beni e di strutture utilizzabili a questo fine sono tanti e diffusi su tutto il Territorio Regionale, oggi per la maggior parte inutilizzati e destinanti a un lento e inesorabile decadimento.

Decadimento che il progetto può arrestare riportando a servizio del Territorio un bene riqualificato e valorizzato.

3.      La Regione Lazio ha predisposto un elenco di beni da mettere a disposizione delle Cooperative sociali che ne fanno richiesta privilegiando i progetti destinati ad affrontare in modo innovativo le problematiche del “dopo di noi”.

4.      Le nuove disposizioni legislative legate a queste problematiche aprono nuovi spazi di azione dando di fatto la possibilità di costruire nuove modalità di assetto per residenze funzionali al “dopo di noi” dando soluzioni possibili soprattutto al tema sensibile della proprietà del bene messo a disposizione del beneficiario.

 

La risultanza di queste premesse e di queste opportunità è la risoluzione del dopo di noi attraverso la creazione di uno spazio funzionale in grado di coniugare ospitalità e socializzazione, assistenza e lavoro, in un contesto aperto che interessa più soggetti a prescindere dal proprio stato personale ma coinvolti in un comune progetto di vita e lavoro sul modello dei distretti di integrazione sociale.

 

L’obiettivo del progetto è attivare spazi funzionali che diventano centri di lavoro, di assistenza e di inserimento sociale in grado di auto sostenersi.

 

 

La metodologia di attuazione

 

Il progetto realizza due specifiche azioni: la costruzione di uno spazio dedicato e la realizzazione, in questo spazio di un laboratorio sociale.

 

L'idea portante è che tutte le operazioni della gestione e del vivere quotidiano individuale e dello spazio individuato, siano realizzate attraverso l’integrazione di persone diversamente abili, supportate da operatori, formatori e tutor specializzati.

Nella convinzione, sostenuta dalle esperienze realizzate, che la costruzione e la condivisione di tutti gli spazi e di tutte le attività, da quelle più squisitamente sociali a quelle ricreative fino a quelle laboratoriali e lavorative, comporta una progressiva integrazione di tutti i soggetti.

 

Attraverso il coinvolgimento dei soggetti coinvolti nelle attività della struttura si innescano processi di motivazione, di apprendimento indiretto, di capacità di allacciare e mantenere relazioni interpersonali che vanno a costituire le fondamenta del laboratorio sociale.

 

Il progetto si concretizza nella costruzione di una cooperativa che fa suo il progetto integrando i partecipanti con altri operatori specializzati.

La cooperativa gestisca il Centro stesso con l’obiettivo di creare una struttura in grado dare una residenza ai soggetti coinvolti, erogare servizi e di attivare processi produttivi legati alle caratteristiche dello spazio gestito. (agricoltura sociale, turismo sostenibile, ecc.…).

 

La cooperativa nasce dalla realizzazione del laboratorio sociale di inserimento.

Il laboratorio sociale dell’inserimento rappresenta la modalità operativa con cui si costituisce l’impresa formata dai partecipanti coinvolti e da altri operatori presenti sul territorio.

 

Obiettivo primario del laboratorio Sociale è quindi la creazione di una struttura permanente che costituisca un centro di riferimento prioritario per le persone con disabilità o con problemi di inserimento lavorativo derivanti da condizioni di disagio sociale.

 

Un elemento estremamente importante per il raggiungimento degli obiettivi è il coinvolgimento delle famiglie dei destinatari in tutte le fasi di realizzazione del progetto. Infatti è impensabile affrontare un intervento finalizzato all’autonomia senza che sia costruito e condiviso con le famiglie.

 

Questo metodo di integrazione parte dal basso con una modalità basata sulla spontaneità e, per quanto possibile, sull’assenza di uno schema rigido.

È stato impostato e sperimentato con successo dalla Cooperativa sociale La Ragnatela seguendo due linee guida fondamentali: diffondere la cultura della diversità, sperimentare e applicare metodi di pedagogia attiva.

 


 

 

Le azioni operative

 

Le sperimentazioni fin qui realizzate dimostrano ampiamente che gli strumenti necessari per accelerare processi di integrazione nel terzo settore non sono legati solo alla attivazione di risorse finanziarie.

In realtà non servono solo nuovi fondi: è necessario attivare le risorse umane, i meccanismi di sviluppo del territorio sollecitando gli utenti pubblici, mettendo in sinergia le azioni positive e rendendo coerenti le politiche di sostegno.

 

Il terzo settore, l’economia sociale debole, i servizi di prossimità, non hanno solo bisogno di meccanismi di attuazione ma hanno bisogno soprattutto di strumenti di attivazione.

In un settore dove il fattore umano non è importante solo come fattore strategico di un processo aziendale, ma è l’asse portante dell’impresa stessa.

 

In sintesi non sono in gioco le competenze e le professionalità, ma principalmente, e soprattutto, le motivazioni e le volontà.

 

Su questo nasce e si sviluppa l’impresa sociale.

 

Quindi i processi di attivazione devono tener conto di queste considerazioni, si devono innescare veri e propri meccanismi di animazione.

 

Animazione che si deve concretizzare in azioni di:

·         coinvolgimento attivo di chi vuole entrare nel progetto

·         sollecitazione degli operatori istituzionali;

·         collegamento con le esperienze di volontariato

·         coinvolgimento di cooperative sociali

·         coinvolgimento di imprese profit

 

Queste azioni sono racchiuse in due macro aree: gli spazi e il laboratorio sociale.

Intendendo per “spazi” tutte le attività volte all’individuazione e alla funzionalizzazione del bene che verrà utilizzato per realizzare le attività che il laboratorio sociale metterà in atto.

Per laboratorio  tutte le attività relative alla formazione dell’impresa sociale che renderà funzionale il bene agli scopi del progetto.

 

Gli spazi

 

Come detto in premessa gli spazi sono disponibili.

Esistono molti immobili diffusi su tutto il Territorio non utilizzati, sia pubblici che privati, che spesso i Comuni non riescono con le proprie risorse a ristrutturare e a funzionalizzare che la Regione sta mettendo a disposizione.

Realizzando il progetto tramite l’utilizzo funzionale di beni inutilizzati si compie una ulteriore azione di rilevanza sociale.

 

La ricerca e l’attivazione dello spazio si sostanzia nella realizzazione di cinque azioni:

1.      Promozione del progetto e attivazione delle Partnership istituzionali

2.      Identificazione dei Territori dove e possibile, per la presenza di soggetti attivi da coinvolgere nella realizzazione, concretizzare le azioni previste

3.      Identificazione del bene disponibile corrispondente ai fabbisogni identificati

4.      Individuazione dei fabbisogni economici e finanziari per rendere fruibile la nuova localizzazione

5.      Attivazione dei meccanismi finanziari che permettono di effettuare le azioni previste

 

Si specifica che il processo stesso di qualificazione e ristrutturazione del bene è la prima attività del laboratorio che opera in economia e utilizzando tutte le modalità sperimentate legate alla autocostruzione.

 

È il laboratorio sociale che prende in carico il bene, provvede alla sua ristrutturazione, alla sua manutenzione e alla sua funzionalizzazione.

Questo processo genera lavoro e coinvolgimento diretto di tutti i soggetti interessati alla sua realizzazione costruendo il primo collante “sociale” dell’integrazione.

 

Il laboratorio sociale

 

Il progetto rappresenta una sfida progettuale ed operativa: tende da un lato a superare la dicotomia inserimento sociale-inserimento lavorativo, dall’altro costruire i presupposti reali per l’autosostentamento.

I Valori di riferimento

I soggetti che intendono realizzare il progetto del laboratorio Sociale reputano decisivo dichiarare ciò in cui si crede, per costruire un comune sentire, un comune denominatore, un terreno su quale sviluppare integrazione è attraente” per altre persone/ strutture che si riconoscono e condividono tali valori.

I valori di riferimento del progetto sui quali sono improntate tutte le scelte dell’intervento vedono la persona come centro, come riferimento assoluto.

In questa prospettiva i valori distintivi sono:

·         la persona viene considerata sempre un fine e mai un mezzo

·         il rispetto della personalità di ciascuno viene assunto come valore assoluto

·         il rispetto della integrità fisica mentale culturale della persona

·         il senso del valore dell’etica della responsabilità

·         La produzione dell’utilità per sé, per gli altri, per la collettività.

 

I valori rappresentano la “bussola” di orientamento delle scelte; è il loro vero metro di valutazione, dello stile, dei comportamenti di tutte le persone coinvolte direttamente nel progetto.

 

Il laboratorio d’integrazione sociale intende:

·         promuovere iniziative sociali ad alto valore aggiunto

·         realizzare la formazione dei singoli lavoratori diversamente abili o in situazione di disagio

·         promuovere un inserimento sociale reale, proficuo, soddisfacente

 

Per ottenere questo risultato la struttura deve essere uno spazio aperto, libero, positivo, coinvolgente, senza barriere fisiche e mentali in cui ciascuno è messo in condizioni di rivelare ed esprimere la propria creatività attraverso la valorizzazione e l’incremento delle capacità individuali e delle relazioni con gli altri.

Il laboratorio vuole essere una struttura aperta con la quale si può entrare in rete o, più semplicemente acquistare servizi, in cui i soggetti coinvolti possono restare o scegliere di mettersi in proprio: una esperienza culturale, umana, sociale, imprenditoriale.

 

Come: l’idea formativa

Le scelte culturali, pedagogiche e metodologiche che sottostanno al progetto del laboratorio ruotano attorno ai concetti di educazione, apprendimento e di integrazione, intesa come esperienza della complessità.

 

Il laboratorio trova la sua missione, ragione di fondo del suo esistere in:

·         incrementare e valorizzare le capacità individuali

·         perseguire lo sviluppo globale e la crescita personale

·         valorizzare lo spirito di ricerca e “dell’imparare facendo”

·         produrre valore per i partecipanti, per la struttura, per la collettività

 

L’integrazione e l’interdipendenza tra più soggetti, tra le diverse abilità, tra attività manuali e intellettuali, tra differenti culture, tra corpo e mente, tra individuo e ambiente, etc. rappresentano gli snodi decisivi del modello psico-pedagogico proposto e sono in grado di creare le condizioni per una esperienza unica, coinvolgente, produttiva e utile in tutti i sensi.

 

Per questo tutte le attività sono aperte a chiunque, indipendentemente dalla presenza, o meno, di disabilità o di disagio.

Inoltre si ritiene che l’applicazione di metodologie pedagogiche e formative professionalizzanti con carattere di eccellenza, diventi elemento di attrattività per chiunque desideri realizzare una esperienza eccellente ed esclusiva nell’ambito dei settori in cui il distretto si specializza.

 

 L’esperienza formativa - professionalizzante del laboratorio tende quindi a strutturarsi e valorizzare la creazione di percorsi personali tesi a formare la persona nella sua completezza.

 

Come: la connotazione organizzativa

Il concetto di rete è un altro elemento fondamentale del laboratorio: in primo luogo perché l’apertura all’esterno e il contatto con altre realtà facilita lo sviluppo, obbliga al confronto e si contrappone alla autoreferenzialità; in secondo luogo perché la rete genera un effetto moltiplicatore e ispiratore delle attività.

La rete ha due matrici principali: la prima è la matrice interna ed è rappresentata dalla comunità di formazione (dagli operatori, dei soggetti coinvolti, dalle loro famiglie ecc).

La seconda è costruita dal sistema che il progetto costruisce.

 

Il laboratorio agisce su due componenti: la valorizzazione e la ristrutturazione del bene, la costruzione di un sistema di autonomia.

 

L’intervento di valorizzazione.

L’intervento di riconversione del bene è la principale azione di costituzione del laboratorio.

E’ di fatto la prima azione lavorativa e di costruzione del processo di condivisione essenziale al raggiungimento degli obiettivi previsti.

L’obiettivo è costruire una struttura autosufficiente individuando le possibili aree di lavoro seguendo le vocazioni locali e dei soggetti coinvolti.

Si “auto costruisce” si attivano tutte le possibili azioni che mirano alla riduzione dei costi in una logica di auto- sufficienza sia energetica che funzionale.

 

La costruzione di un sistema di autonomia

La costruzione di un sistema di autonomia avviene attraverso la valorizzazione e la funzionalizzazione del bene e attraverso la costituzione di un vero e proprio incubatore di impresa.

Incubatore che svilupperà la sua azione nel settore che gli è proprio;  individuato tenendo conto delle particolarità del bene e dei soggetti che lo attivano.

Il bene ristrutturato, secondo le proprie caratteristiche, può diventare una fattoria sociale, un polo di artigianato, un centro di accoglienza, un polo turistico, ecc.…

 

In sintesi il progetto si sviluppa attuando le seguenti fasi:

1.      Promozione nelle reti del sociale per individuare i soggetti disposti a far proprio il progetto

2.      Percorso di condivisione degli obiettivi del progetto coinvolgendo gli operatori e le famiglie

3.      Attivazione del laboratorio che verrà gestito da esperti, in affiancamento con i partecipanti, con l’obiettivo di costruire uno spazio dove vivere e lavorare, casa lavoro, in grado di autosostenersi

4.      Individuazione e funzionalizzazione dello spazio

5.      Costituzione della cooperativa di gestione

6.      Avvio delle attività di accoglienza e di produzione

 

Il laboratorio, in primo luogo, manterrà la sua vocazione originaria all’accoglienza.

Le tipologie di accoglienza per le quali sarà predisposta saranno due in particolare: un’accoglienza di tipo interno ispirata alla comunità alloggio e finalizzata al “dopo di noi”, ad accogliere cioè in modo permanente e continuo persone con difficoltà che mirano al raggiungimento di una propria autonomia; un’altra accoglienza, invece, esterna, destinata alla formazione e all’inserimento sociale e lavorativo.

 

Nella sua evoluzione il laboratorio concluderà il suo compito con l’attivazione dei servizi e dei sistemi produttivi che renderanno autonomo il centro costituito.

 

 

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